L’apprendimento spontaneo di parole nei cani
Diversi casi divenuti noti grazie a stampa, televisione ed internet, ci hanno dimostrato che alcuni cani possono imparare ad associare decine o centinaia di parole umane ad altrettanti oggetti. In genere, questa capacità è frutto di un’attività di addestramento più o meno lungo e rigoroso che informa il cane con quale oggetto debba esibire un’interazione quando gli viene detta una determinata parola. Tuttavia, un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science, ha dimostrato che alcuni cani sono capaci di apprendere il significato di nuove parole spontaneamente, cioè senza la necessità di addestramento, semplicemente ascoltando e osservando le conversazioni tra gli umani a loro famigliari.
Per verificare queste capacità, alcuni ricercatori hanno progettato un test: due persone venivano invitate ad interagire vocalmente mentre il loro cane sedeva vicino a loro. Una persona mostrava all’altra un giocattolo nuovo di zecca e ne parlava, inserendo più volte il nome del giocattolo nel dialogo. Per esempio, tenendo in mano un pupazzetto a forma di armadillo diceva: “Questo è un armadillo; ha orecchie da armadillo; piccole zampe da armadillo; ha una coda da armadillo”. Anche se nessuno di questi discorsi era rivolto al cane, il nome del nuovo giocattolo veniva appreso spontaneamente attraverso l’ascolto/osservazione della dinamica tra umani e, in seguito, il cane riusciva a sceglierlo da una pila di giocattoli, quando richiesto dai proprietari attraverso la parola “armadillo”. Per evitare segnali inconsci da parte delle persone coinvolte, la pila di giocattoli era allestita in una stanza separata ma, nonostante questo, i ricercatori hanno riferito che i cani sembravano molto sicuri di sé nella scelta. Questa forma di apprendimento per semplice esposizione alla comunicazione sociale ci è molto famigliare, perché in effetti è quello che si rileva anche durante lo sviluppo dei bambini piccoli.
Ad un certo punto, i ricercatori si sono chiesti se fosse determinate che il cane potesse vedere il giocattolo, mentre il suo nome veniva pronunciato ad alta voce nella conversazione. Così hanno condotto un secondo test in cui, tra il momento in cui il cane vedeva un giocattolo nuovo e quello in cui ne sentiva il nome, veniva creato deliberatamente un ritardo. In pratica, ai cani veniva fatto vedere il giocattolo sconosciuto in silenzio e poi il proprietario lo lasciava cadere in un secchio, in modo che non fosse più visibile. Dopo un attimo, il proprietario cominciava a parlare del giocattolo guardando il secchio (ma senza mai toccare o tirare fuori il giocattolo). La capacità dei cani di seguire indicazioni date con lo sguardo o con le mani era cosa già ben nota all’etologia, ma non era mai stata testata in associazione a questo tipo di apprendimento. Nonostante questa modalità fosse più difficile per i cani, alcuni individui più dotati riuscivano comunque a usare le informazioni ricavate dalle parole a dallo sguardo per capire il nome del giocattolo nascosto e quindi recuperarlo quando successivamente richiesto.
Questa ulteriore prova di comprensione dimostra certamente quanto i cani siano flessibili nell’apprendimento, cioè quanto siano capaci di adeguarsi ad usare indizi diversi a seconda delle condizioni e delle forme di comunicazione. Possiamo inoltre intuire quanto i nostri migliori amici a quattro zampe siano sempre attenti e interessati alle nostre parole e azioni, anche quando non ci rivolgiamo direttamente a loro.
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