Il contagio emotivo nelle capre
Ancora una volta approfittiamo di uno studio scientifico per parlare di emozioni nelle altre specie. Come abbiamo più volte ribadito, le emozioni hanno un grande valore adattativo, perché consentono agli animali di elaborare risposte appropriate a stimoli salienti, attraverso modificazioni comportamentali, fisiologiche, cognitive. Negli animali sociali, la manifestazione di questi cambiamenti, può divenire a sua volta uno stimolo saliente per altri individui dello stesso gruppo, elicitando cambiamenti coerenti, anche in più individui contemporaneamente. In questo modo, gli individui all’interno di un gruppo possono rispondere adeguatamente e coordinatamente, ad esempio a una minaccia, senza che ogni individuo debba confrontarsi direttamente con essa. Nei roditori, l’esposizione a richiami di allarme ultrasonici provoca l’espressione di comportamenti ansiosi, mentre l’esposizione a richiami con valenza positiva innesca comportamenti di avvicinamento.
È facile comprendere come, in natura, i vantaggi adattativi di questa strategia siano davvero grandi. Lo studio dei mutamenti fisiologici, in risposta a questo tipo di stimoli sociali, ha dimostrato che le emozioni non vengono semplicemente ‘lette’ ma interiorizzate, diventando esperienza comune. Questo fenomeno empatico, detto “contagio emotivo”, è stato riscontrato in diverse specie. Ad esempio, si è riscontrato che l’esposizione all’odore o ai segnali vocali di un individuo stressato, tanto nelle vacche (Bos taurus), quanto nei maiali (Sus scrofa) o nelle oche (Anser anser) è in grado di influenzare sia il comportamento del soggetto ricevente, sia la sua fisiologia (livello di cortisolo, frequenza cardiaca, respirazione, eccetera).
Lo studio di cui abbiamo accennato, si è occupato di comprendere questi fenomeni nelle capre domestiche (Capra hircus).
Sappiamo che le capre sono animali altamente sociali e che i loro richiami codificano informazioni importanti, come il livello di arousal, la valenza delle emozioni, l’identità individuale, il sesso, l’età, eccetera. A partire da queste premesse, un team di ricercatori ha dimostrato sperimentalmente che le capre, ascoltando i versi dei loro simili, sono in grado di distinguerne lo stato emotivo ed esserne influenzate. Per testare questa ipotesi, i ricercatori hanno fatto ascoltare, a un gruppo di capre in condizioni neutrali, le vocalizzazioni registrate di altri esemplari che esprimevano emozioni positive (ad esempio, contentezza) oppure negative (ad esempio, frustrazione). Durante il test, i ricercatori hanno osservato attentamente le reazioni comportamentali degli animali, come l’orientamento della testa in relazione all’origine dello stimolo. Inoltre sono stare monitorate variazioni fisiologiche, tra cui la variabilità della frequenza cardiaca. Le misure comportamentali e fisiologiche combinate, hanno confermato che le capre erano perfettamente in grado di distinguere, attraverso le vocalizzazioni registrate, lo stato emotivo di un altro individuo e di reagire in modo coerente alla valenza del segnale.
Oltre a rafforzare l’idea che la comunicazione emozionale sia piuttosto diffusa tra gli animali sociali, lo studio ha implicazioni pratiche importanti per la cura delle greggi. Dobbiamo essere consapevoli lo stress emotivo, anche di un solo individuo, diventerà molto probabilmente esperienza condivisa dell’intero gruppo, decrementando il livello di benessere di tutte le capre e minando la relazione fiduciaria verso gli umani con cui convivono.
—
Sei interessato/a al comportamento degli animali? Ti piacerebbe conoscerli meglio da un punto di vista etologico, cognitivo e relazionale?
Iscriviti al percorso di formazione online della Scuola di Etologia Relazionale®!
Per qualsiasi informazioni scrivi senza impegno a myriam@etologiarelazionale.it

