Nella mente dei macachi ricattatori

Nella mente dei macachi ricattatori

In alcune zone del mondo, i macachi sono diventati ormai famosi da decenni per i loro i furti a discapito dei turisti. La cosa più interessante di questa attività è che le scimmie non rubano solo cibo, ma anche oggetti. È proprio su quest’ultimi che la riflessione si da più interessante. In questa attività sono infatti coinvolti processi di valutazione più complessi di quanto si possa immaginare di primo acchito: i macachi sono capaci di comprendere il valore attribuito dagli umani ai diversi oggetti che portano con sé e preferiscono rubare quelli considerati più preziosi come cellulari, portafogli, occhiali e fotocamere, anziché custodie vuote, forcine per capelli, eccetera. C’è di più: il furto non è fine a se stesso ma in realtà è il mezzo di una pianificazione più articolata il cui fine è la richiesta di riscatto. Dopo aver filmato le interazioni tra scimmie libere ed umani a Bali, per 273 giorni, Jean-Baptiste Leca (professore associato del dipartimento di psicologia dell’Università di Lethbridge) ha scoperto che maggiore è il valore dell’oggetto rubato e maggiori sono il tempo di negoziazione e la quantità di cibo richiesto in riscatto. Questi ‘scambi’ tra macachi ed umani si presentano nella forma di contrattazioni più o meno lunghe a seconda del caso (la più lunga finora filmata è durata ben 17 minuti). Un tempo così lungo è sintomo del fatto che la scimmia soppesa attentamente la convenienza del baratto e non lo conclude fino a quando non abbia ottenuto una ricompensa che ritiene adeguata.
Furto e baratto non sono comportamenti di per sé innati in questi macachi, ma rappresentano forme di cultura locale, che i piccoli apprendono socialmente durante lo sviluppo, fino ai 4 anni.
Pur avendo un suo lato buffo, questa dinamica può talvolta degenerare in comportamenti pericolosi da ambo le parti. In Thailandia ad esempio, nelle zone turistiche andate deserte durante la pandemia, i macachi che dipendevano in larga parte dai cibi umani, si sono trovati in grandissima difficoltà: la fame li ha spinti a vagare nel traffico cittadino e a mostrare comportamenti più rischiosi e aggressivi della norma. Per questo motivo, a Bali, il personale del tempio di Uluwatu si sta adoperando per facilitare le relazioni tra macachi e turisti e limitare in questo modo interazioni potenzialmente dannose.