Il bombo emozionato

Il bombo emozionato

A chi verrebbe mai in mente di menzionare un insetto tra gli animali che hanno un vissuto emozionale? Sembra davvero un’idea che non ha nulla a che spartire con la scienza. Eppure non è così, perché è proprio la ricerca scientifica ad aver legittimato l’argomento delle emozioni negli invertebrati. In un articolo scientifico pubblicato su Science nel 2016, i biologi della Queen Mary University di Londra ad esempio hanno rivelato che quando i bombi ottengono una goccia di acqua zuccherata (surrogato del nettare di cui naturalmente si nutrono), si comportano come se provassero un’emozione positiva. I ricercatori hanno osservato che gli stati emozionali innescati nei bombi dalla ricompensa zuccherina, esattamente come ci si aspetterebbe per i vertebrati, modificano le interazioni con l’ambiente circostante e in particolare con i comportamenti appetitivi legati al foraggiamento, rendendoli di fatto più ottimisti anche in condizioni nuove, ambigue o pericolose. E c’è di più: questi effetti sono mediati dagli stessi neurotrasmettitori dell’uomo (dopamina), e svaniscono quando ai bombi si somministra un farmaco antagonista. Luigi Baciadonna, coautore dell’articolo, ha osservato: “Il cibo dolce può migliorare l’umore negativo negli umani adulti e ridurre il pianto dei neonati in risposta a eventi negativi. I nostri risultati suggeriscono che simili risposte cognitive si verifichino anche nelle apidi“. Forse quello che accade ai bombi non è poi tanto diverso da ciò che succede a noi quando assaggiamo il nostro cibo preferito e subito ci sentiamo subito meglio, in pace con il mondo.

Indagare e comprendere le caratteristiche di base degli stati emotivi ci aiuterà a determinare i meccanismi cerebrali alla base dell’emozione in tutti gli animali“, hanno affermato i ricercatori coinvolti. Infatti, alla luce di risultati che suggeriscono che gli insetti abbiano stati interiori che si adattano ai criteri di definizione delle emozioni, si aprono nuove strade per la ricerca sulle emozioni e soprattutto si palesa la possibilità che queste non necessitino di sistemi nervosi grandi e complessi per esistere (quantomeno in forme basilari). Il che dovrebbe farci indubbiamente rivalutare la loro diffusione nel regno animale al di là dei vertebrati (nonostante paradossalmente buona parte della discussione in questo campo sia ancora ferma su quali vertebrati ne siano effettivamente dotati). Il professor Lars Chittka, autore nonché massimo esperto mondiale sulla neuroetologia e cognizione delle apidi, ha giustamente aggiunto: “La scoperta che le apidi mostrano non solo livelli di intelligenza sorprendenti, ma anche stati simili alle emozioni, indica che dovremmo rispettare i loro bisogni quando le utilizziamo per la ricerca scientifica e fare di più per la loro conservazione“.