Pappagalli: prima prova di altruismo volontario

Pappagalli: prima prova di altruismo volontario

L’altruismo, qui inteso come atto volontario di offrire aiuto a qualcuno nel bisogno, anche quando l’atto costituisca un costo, o comunque non corrisponda a un vantaggio, è una capacità di cui gli umani si sono considerati per secoli unici detentori: un tratto distintivo. Oggi sono ben noti e comprovati diversi comportamenti di aiuto altruistico in mammiferi non umani (primati, carnivori, cetacei), ma che possiamo dire degli uccelli? Dimostrano altruismo anche loro? Per quanto l’osservazione etologica e l’aneddotica suggeriscano da tempo che la risposta è “Sì”, la prima prova sperimentale sull’altruismo negli uccelli è arrivata il 9 gennaio 2020, da una ricerca sui pappagalli pubblicata nella rivista Current Biology.

Désirée Brucks e Auguste von Bayern dell’Istituto Max Planck di ornitologia a Seewiesen, Germania, hanno condotto una serie di esperimenti etologici che suggeriscono che anche gli individui della specie Psittacus erithacus (il pappagallo cenerino africano) siano capaci di autentico altruismo.

Nel loro studio, i ricercatori hanno lavorato non solo con i pappagalli cenerini – nativi di regioni dell’Africa equatoriale – ma anche con are dalla testa blu (Primolius couloni), loro “cugini” sudamericani.

Brucks e von Bayern hanno addestrato otto pappagalli cenerini, e sei are dalla testa blu, a dare un gettone al ricercatore in cambio del quale avrebbero ricevuto una noce come ricompensa. In altre parole hanno insegnato loro l’utilizzo del denaro!

Tutti i pappagalli coinvolti hanno imparato in breve tempo il meccanismo di scambio (il che non stupisce viste le ben note abilità di problem solving degli psittacidi in generale). A quel punto allora i ricercatori hanno provato a vedere se, prendendo i pappagalli a coppie e lasciandone uno senza monete, l’altro lo avrebbe aiutato donandogli le sue.

All’interno della camera costruita per l’esperimento i due pappagalli potevano osservarsi attraverso una parete trasparente e interagire attraverso un buco sufficiente a farci passare la testa. Entrambi potevano inoltre vedere lo sperimentatore, ma solo uno dei due (quello senza gettoni) poteva interagire con la persona attraverso un’apertura.

La domanda era ovviamente: il pappagallo con i gettoni li avrebbe consegnati al pappagallo rimasto senza, sapendo che solo l’altro sarebbe stato in grado di ottenere con essi la ricompensa?

A quanto pare, le are dalla testa blu non si sono dimostrate molto desiderose di aiutarsi a vicenda, invece sette degli otto pappagalli cenerini africani coinvolti hanno scelto di aiutare il loro partner dando loro i gettoni, in modo che potessero ‘comprare’ le noci.

Invertiti i ruoli, anche i pappagalli ‘debitori’ si dimostravano felici di condividere i propri gettoni con i partner che in precedenza li avevano aiutati, dimostrando così reciprocità.

Sappiamo che solitamente questo tipo di interazioni è facilitato dalla preesistenza di relazioni affettive o di sangue, ma nel caso dei pappagalli cenerini, ciò che colpisce di più è proprio il fatto che tra i pappagalli coppia non c’era alcun legame. Questo suggerisce che gli individui di questa specie si sentano semplicemente motivati ad aiutarsi a vicenda, indipendentemente dalla loro relazione.

Perché i membri di due specie di uccelli intelligenti agiscono in modo così diverso? I ricercatori ipotizzano che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che organizzano i loro gruppi sociali in modi diversi. Le differenze specifiche nella tolleranza sociale, in particolare in un contesto alimentare, potrebbero spiegare la variazione dei comportamenti prosociali tra le specie della famiglia. Le ara dalla testa blu preferiscono organizzarsi in piccoli gruppi stabili e con gerarchie rigorose, mentre i pappagalli cenerini vivono in grandi stormi i cui membri cambiano continuamente. In quest’ultimo tipo di socialità, in cui si è più frequentemente in contatto con individui non famigliari, la formula più conveniente per tutti dev’essere una forma di altruismo aperta e supportata da atti disinteressati di aiuto reciproco. Ciò che conta è che insieme funzionano come un’unità che può raggiungere molto di più di ciascuno di loro da solo.

Se dinamiche altruistiche comparabili esistano anche nella relazione tra pappagalli e umani che vivono insieme non è stato indagato, ma non c’è motivo di pensare il contrario.

I ricercatori hanno osservato che il naturale proseguimento di questa ricerca sarebbe l’osservazione sul campo degli stormi di cenerini in natura. Purtroppo però con nostro e loro grande rammarico, questi uccelli sono diventati così rari, proprio a causa delle catture per il commercio dei pet e la distruzione degli habitat, che forse non si riuscirà mai più a studiarli liberi in natura.